Lalish

Lalish (Fig. 25) è il luogo più sacro per gli Yazidi. Qui si trova infatti l’unico santuario della religione yazida, ossia il santuario di Sheikh ‘Adī, chiamato in curdo Perisgaha Lalish (Açıkyıldız 2015: 131). Si pensa che il santuario sia stato costruiti sul luogo di una chiesa nestoriana: questa ipotesi si basa sul dato della irregolarità della pianta del complesso architettonico, anche se ci sono altri studiosi che credono che sia irregolare perché formatosi gradualmente (Açıkyıldız 2015: 13). Il punto focale del santuario è il mausoleo di Sheikh ‘Adī’, che ne è la principale meta di pellegrinaggio: il santuario in sé è composto da edifici di diversi periodi. Lalish si trova al centro della parte superiore della valle omonima e copre un’area di 4500 m2, con l’entrata principale sul lato occidentale, una seconda entrata sul lato meridionale e una terza sul lato orientale. Data l’irregolarità del terreno gli edifici, sono stati costruiti su livelli diversi e sono collegati fra sé da scale o corridoi in pendenza. Il complesso si divide tra un settore religioso e un settore laico (Fig. 39). L’accesso al santuario può essere effettuato dalla porta principale, chiamata Derîyê Mīr e composta da un arco semicircolare su colonne inserite nell’opera muraria (Fig. 40; Acikyildiz 2015: 136): questa porta dà l’accesso a entrambi i settori del complesso architettonico.

La parte religiosa del complesso comprende due corti, una interna e una esterna, i mausolei di Sheikh ‘Adī e Sheikh Hasan, la sala delle assemblee, la sala di Sharaf al-Dīn, e altri ambienti (Açıkyıldız 2015: 135; Fig. 41). 

Nel piano interrato del santuario (Fig. 42) si trova una grotta, in cui c’è la sorgente Zemzem. Questa può essere raggiunta attraverso una stretta scala che parte dal mausoleo di Sheikh Hasan. La sorgente, che emerge dal sottosuolo al centro di una stanza scorre per 3,5 m in superficie. Il luogo della sorgente è molto sacro per gli Yazidi: si pensa che l’acqua abbia proprietà curative e magiche; coloro che non sono di religione yazida non vi si possono recare. Il mausoleo di Sheikh Ḥasan era con tutta probabilità un’anticamera costruita per controllare l’accesso alla sorgente (Açıkyıldız 2015: 140). Il Chilekhane (il “luogo di penitenza”) si trova nel piano interrato come gli edifici finora nominate. È accanto alla grotta Zemzem, sotto la sala dell’assemblea, la sala di Sharaf al-Dīn e la terrazza nella parte orientale del complesso. Questa parte è inaccessibile ai pellegrini, mentre il Chilekhane è costituito da un complesso sistema di otto unità con volta a botte, separate da un corridoio che crea due ali di ambienti.

Il piano terra del settore religioso è occupato dal mausoleo di Sheikh ‘Adī (Fig.41 e 43). L’edificio ha una pianta quadrata con cupola scanalata e una piccola finestra. Di fronte alla finestra è situato il sarcofago del santo, avvolto da pezzi di stoffa colorata (Açıkyıldız 2015: 139; Fig. 44). È da tenere presente che la cupola scanalata era tipica dell’architettura sciita, infatti si ritrova nei mausolei del XII-XIII secolo della regione di Mosul: questo stabilisce un collegamento tra le varie architetture nello stesso periodo in questa area dell’Iraq settentrionale. Il mausoleo fu distrutto due volte, prima nel XIII e poi nel XV secolo, e poi ricostruito cercando di attenersi alla forma originale. Dal mausoleo di Sheikh ‘Adī i pellegrini possono raggiungere una serie di ambienti, che hanno la volta a botte e sono rettangolari, orientati est-ovest. In queste stanze è conservato l’olio cerimoniale, usato per le lampade in tutto il santuario: l’olio è immagazzinato in grandi giare in ceramica, che sono sistemate lungo il muro meridionale e quello settentrionale della stanza (Fig. 45). All’estremità occidentale della terza stanza si trova il sarcofago di Sheikh Abū Bekir, coperto con un pezzo di stoffa verde. Il mausoleo di Sheikh Ḥasan è accessibile dalla sala delle assemblee ed è contiguo a quello di Sheikh ‘Adī. Una porta al centro della stanza porta alla scala da cui si raggiungono la grotta Zemzem e la Chilekhane (Açıkyıldız 2015: 137).

L’ala sud-orientale del complesso è la parte laica ed il centro della vita quotidiana. Si compone di edifici sul lato sud di una corte dalla forma irregolare. Qui si trovano gli ambienti che ospitano il clero e i pellegrini. In questa parte c’è infatti la cucina (Açıkyıldız 2015: 139). A nord della corte del complesso si trova una serie di strutture basse e con coperture a volta: si tratta del Suq al-Ma’rifa, una volta usato come mercato (Açıkyıldız 2015: 136).

Nell’angolo nord-orientale della corte si trova la Derîyê Kapî, una porta con arco semicircolare e due colonne scanalate: la porta è l’accesso alla sala dell’assemblea. Questa si trova nella parte centrale del complesso: é simile al Samakhane, il luogo nel quale i Sufi praticano i loro rituali nelle zāwiya in Anatolia (Açıkyıldız 2015: 137). La stanza è rettangolare e divisa in due parti uguali da una fila di cinque colonne; nel muro meridionale ci sono sei recessi. La seconda sala, chiamata sala di Sharaf al-Dīn, ha la stessa pianta della sala dell’assemblea ma è più piccola, divisa in due metà da una fila di quattro colonne (Açıkyıldız 2015: 137).

L’origine del santuario è ancora molto dibattuta (Açıkyıldız 2015: 143), in ogni caso la varietà di materiali costruttivi e gli stili diversi suggeriscono che l’edificio è il risultato di molte fasi costruttive. Secondo alcuni studiosi la grotta Zemzem potrebbe essere stata in uso anche in periodi precedenti l’insediamento del santuario in questa parte della valle, probabilmente usata da altre comunità religiose (zoroastriani, seguaci del Mitraismo, cristiani). Il mausoleo del santo fu costruito per volere dei suoi discepoli in seguito alla sua morte, avvenuta nel 1161-1162 e fu distrutto due volte: nel XIII secolo ad opera di Badr al-Dīn Lu’lu’ e nel XV secolo da un capo tribale che dichiarò guerra santa contro gli Yazidi (Açıkyıldız 2015: 45), ma dopo ogni distruzione fu ricostruito (Açıkyıldız 2015: 144).