Il significato sociale

Gli edifici sacri hanno una grande importanza presso gli Yazidi. Occupano una parte centrale della loro vita quotidiana, visto che sono i luoghi in cui hanno luogo la pratica della religione e fungono da punti di ritrovo della comunità: costituiscono perciò una parte fondamentale anche della vita di questa, i luoghi in cui le persone si riuniscono per le feste e per i lutti (Fig. 63-64). Hanno un grande significato sociale, specialmente per le comunità del nord Iraq, la regione geografica lo Yazidismo è maggiormente diffuso. Per questa ragione, gli edifici funzionano da collanti per la comunità, che ha sofferto molti attacchi e minacce nella sua storia, e sono luoghi in cui l’identità etnica e religiosa può essere pienamente riconosciuta e espressa. Visto che la comunità è distribuita in città ma maggiormente in villaggi (compresi i villaggi collettivi create da Saddam Hussein negli anni 80 del XX secolo), luoghi di culto e edifici sacri costituiscono i luoghi ideali in cui la comunità si può ritrovare. Gli Yazidi sono distribuiti nell’Iraq settentrionale, ma alcuni di loro si trovano in un territorio conteso (Sinjar), la loro memoria religiosa collettiva di comunità è fortemente legata ai loro edifici sacri. Il fatto che non tutti abbiano abbastanza denaro per recarsi in pellegrinaggio a Lalish, rende ancora più importanti questi edifici nella vita quotidiana della comunità.

Il luogo di principale aggregazione per la comunità è il santuario di Lalish (Fig. 63), che era il luogo più sicuro anche durante l’invasione di Sinjar e Bashiqa ad opera dell’ISIS. Infatti il santuario ospitò molti Yazidi in fuga, 120 famiglie secondo lo UNHCR (https://www.unhcr.org/news/stories/2015/6/56ec1e9611/yazidi-women-welcomed-back-to-the-faith.html), mentre la maggior parte dei rifugiati yazidi fu ospitato in campi nella parte settentrionale del Kurdistan iracheno. Oltre a Lalish, esistono altri luoghi sacri in tutta la regione abitata da questa popolazione. I mausolei e i templi caratterizzano il paesaggio con la loro forma ben riconoscibile, talvolta addobbati con stoffe colorate (Fig. 65). In questi luoghi si raccolgono le persone dai villaggi, in occasione di feste religiose o per altri motivi. I mausolei sono visitati durante I matrimoni, le feste religiose, le malattie, la morte. Negli edifici si tengono pasti collettivi e si prega per le anime dei morti. I templi e i mausolei sono gli edifici in cui i pellegrini esercitano la propria devozione, bruciandovi anche stoppini con l’olio, per poi esprimere desideri e recitare le loro preghiere, e fanno donazioni in denaro. Inoltre gli edifici permettono lo spostamento dei qewwals; in assenza degli edifici sacri che li possano ospitare, non potrebbero intraprendere i loro viaggi attraverso la terra yazida, trasportando in una sorta di processione lo stendardo dell’angelo pavone (see the documentary Following the Peacock https://www.youtube.com/watch?v=THdTv2af1bA). Durante il loro viaggio religioso, i qewwals possono risiedere nelle case dei fedeli e fare i loro rituali nei templi: il rituale è l’occasione per la recitazione dei testi religiosi trasmessi oralmente, che fanno parte del patrimonio culturale intangibile della comunità yazida, patrimonio che vive da quando questa esiste e da questa è tenuto in vita (Spät 2009: 105).

L’ISIS ha distrutto ben sessantotto edifici sacri (http://www.rudaw.net/english/kurdistan/15022017). Questa distruzione dei luoghi di culto fa parte della pulizia etnica portata avanti dall’ISIS con lo scopo di cancellare la cultura e storia degli Yazidi (Roberts 2016: 58). La distruzione di questa parte del loro patrimonio culturale tangibile fa parte del crimine di genocidio di cui i militanti dello Stato Islamico si sono macchiati. L’importanza del patrimonio culturale è stata sottolineata più volte dall’UNESCO e codificata, nel caso degli Yazidi, nella Risoluzione 2347 (2017). La distruzione degli edifici sacri è infatti parte del tentativo di eliminare le radici storiche della comunità e la sua diversità culturale (United Nations Security Council 2017: 1). La distruzione perpetrata dall’ISIS si è incentrata su questi edifici non solo in quanto simboli di quello che secondo questa organizzazione sono gli infedeli, ma soprattutto perché sono luoghi di riunione della comunità. Per distruggere gli Yazidi, i miliziani avevano come obiettivo la distruzione del loro senso di comunità. Attualmente pochi edifici sono stati ricostruiti, e con grandi sacrifici, sia nella regione di Sinjar (http://www.rudaw.net/english/kurdistan/15022017) che in quella di Bashiqa (https://www.alaraby.co.uk/english/society/2018/1/12/iraqi-yazidis-celebrate-restoration-of-temple-destroyed-by-is).