Il paesaggio

La regione del Jebel (monte in arabo) Sinjar si trova nell’Iraq settentrionale, nella regione chiamata Giazira, che significa isola: la regione è caratterizzata dalla presenza di una catena montuosa che si estende nell’area compresa tra il fiume Khabur nella Siria settentrionale e il fiume Tigri, catena che domina sulle circostanti pianure steppiche (Fig. 34a-b). Il Jebel Sinjar è fertile e ricco di sorgenti di acqua, il suo picco più alto tocca i 1.460 m (Fuccaro 1994: 1). Proprio la ricchezza di sorgenti d’acqua ha favorito l’insediamento degli Yazidi; la media di precipitazioni annue è di 400-550 mm, quindi sufficiente per l’agricoltura pluviale (Fuccaro 1994: 13). La vegetazione è relativamente abbondante, anche se era più rigogliosa nella prima metà del XX secolo, quando la montagna era ancora popolata da alberi di quercia, pistacchio selvatico, ginepro e altri tipi di arbusti e piante (Wirth 1999: 176).

Sul lato sud-orientale della montagna ci sono colline basse che fanno da intermediarie tra la regione a nord di questa e quella di Tell Afar, situate tra la montagna degli Yazidi (il Jebel Sinjar) e Mosul (Fuccaro 1994: 2), il principale centro urbano nell’Iraq settentrionale ad est del Tigri. Questa parte della montagna con le colline basse è soggetta a piogge abbondanti tra novembre e aprile, che quindi alimentano i corsi d’acqua stagionali (wadi) che scorrono sulla pendice settentrionale e su quella meridionale della montagna (Fuccaro 1994: 9). E proprio la parte meridionale della montagna è più coltivata della settentrionale, grazie ai venti che soffiano da sud e che qui portano le forti piogge. La parte più meridionale delle colline è invece povera di vegetazione, visto che si avvicina alla pianura steppica, ed il suolo è secco e roccioso. Sulla montagna predominano due differenti paesaggi: a est ci sono alberi di fico e terrazzamenti coltivati a vite; a ovest predominano le foreste di alberi di quercia (Fuccaro 1994: 9). Il lato settentrionale della montagna è molto fertile ma presenta delle caratteristiche morfologiche che hanno favorito l’isolamento degli abitanti della montagna: l’assenza di wadi ha reso difficile la comunicazione con l’area a nord della catena montuosa (Fuccaro 1994: 2). Il lato nord digrada nelle colline fertili che dominano la pianura settentrionale.

Gli insediamenti Yazidi si trovavano sulla parte alta della montagna, in modo da potere controllare la pianura tra il Sinjar e Mardin (Fuccaro 1994: 2). Questa area è stata denominata “il paese degli Yazidi”, mentre Arabi, Curdi e Yazidi si riferiscono a questo con il nome di “Shimal” (Fuccaro 1994: 2). Il maggior numero di tribù yazide era concentrato nella parte settentrionale (Fuccaro 1994: 3). Le principali attività economiche erano l’agricoltura e l’allevamento intensivo (Fig. 35a). L’agricoltura era praticata dalla gran parte della popolazione sulla montagna e in pochi villaggi Yazidi sulle colline basse e sulla pianura a nord della montagna (Fuccaro 1994: 10). L’acqua piovana veniva raccolta in dei pozzi, specialmente sulla montagna e nei villaggi della pianura settentrionale, e l’abbondanza di acqua nel sud, provvista dai wadi, garantiva la pratica perenne dell’agricoltura (Fuccaro 1994: 11). Le colture agricole erano limitate ai villaggi sulle colline basse e sulla pianura circostante. I territori più fertili erano situati sui wadi meridionali e sul lato nord-occidentale della montagna (Fuccaro 1994: 13). Le coltivazioni consistevano principalmente in grano e orzo (colture invernali), e riso e cotone (colture estive) (Fuccaro 1994: 14). Dato che il lato settentrionale era più adatto all’agricoltura, anche sulle pianure circostanti, gli Yazidi si insediarono anche su queste, mentre sulla montagna continuavano a praticare l’agricoltura sui terrazzamenti, dove coltivavano alberi di fico, tabacco, lenticchie e uva (Fuccaro 1994: 14-15). 

Insieme all’agricoltura, anche l’allevamento intensivo era praticato, principalmente ovini sulle colline e caprini sulla montagna. I prodotti dall’allevamento erano poi lavorari nei nuclei domestici (Fuccaro 1994: 18). In connessione all’allevamento intensivo, gli Yazidi praticavano la transumanza, specialmente nella parte sud e ovest di Sinjar, raggiungendo la pianura steppica (Fuccaro 1994: 19). La transumanza era praticata in particolar modo da tre tribù, che erano insediate sulle propaggini occidentali della montagna: i Samuqah, i Qiran e gli Haskan (Fuccaro 1994: 19). Le loro greggi pascolavano principalmente nel Jebel Jaribah, a ovest del Sinjar, la sola area nomadica controllata dagli Yazidi (Fuccaro 1994: 19-20), e il territorio in questa area era proprio spartito tra queste tribù (Fuccaro 1994: 20).

Il principale centro urbano nella regione di Sinjar è Shingal (Balad Sinjar; Fig. 35b), città che ha un insediamento di periodo romano (Singara) e islamico antico (Oates and Oates 1959: 208). La popolazione era concentrata soprattutto nei villaggi, che erano il centro della vita sociale ed economica delle tribù (Fuccaro 1994: 19). Questi piccoli villaggi non esistono più: dal 1975 gli abitanti sono stati spostati nei cosiddetti villaggi collettivi, creati dal governo a guida baathista (Wirth 1999: 187), con la scusa di indire progetti di modernizzazione a vantaggio della popolazione dei villaggi dispersi nella regione, con lo scopo di fornire, nei villaggi collettivi, elettricità, acqua corrente e raccolta dei rifiuti (Savelsberg et al. 2010: 101). Tuttavia, fu ben presto chiaro che le persone erano state spostate nei villaggi collettivi per ragioni di sicurezza, ossia per evitare che gli Yazidi supportassero il Movimento Curdo Nazionalista e per controllare quindi meglio i movimenti delle persone (Savelsberg et al. 2010: 101). Oltre al trasferimento forzato degli abitanti dei villaggi, le loro proprietà vennero confiscate e cedute a nuovi proprietari (Savelsberg et al. 2010: 104), e i 137 villaggi abbandonati forzatamente vennero distrutti (Savelsberg et al. 2010: 102). I nuovi villaggi vennero costruiti a 30-40 km a sud o a nord della montagna: una delle conseguenze della loro costruzione fu l’abbandono progressivo delle coltivazioni nelle valli della montagna (Wirth 1999: 188). Attualmente la maggioranza degli Yazidi di Sinjar è dislocata in campi profughi nelle province di Duhok (Fig. 36-38a), Erbil e Sulaimaniyah, e sulla montagna stessa: la ricostruzione dei villaggi distrutti dall’ISIS non è ancora possibile (Nadia’s Initiative 2018: 1; Fig. 38b-c) e solo il 15-20% dei profughi è potuto tornare a Sinjar (Nadia’s Initiative 2018: 2; The Danish Immagration Service 2018: 10, 17). La parte sud della regione di Sinjar ha sofferto maggiormente a causa dell’occupazione dell’ISIS: quasi tutti i villaggi sono stati distrutti e sul territorio sono state disseminate mine (Nadia’s Initiative 2018: 2). La parte nord è stata la prima ad essere liberata dall’occupazione e comprende otto villaggi collettivi, che corrono paralleli al lato nord della montagna: Khanasor, Sinuni, Degure, Dehola, Borek, Zorava, Gulbal, Hardan (Nadia’s Initiative 2018: 14). Attualmente, 60.000-70.000 persone sono rientrate a Sinjar (Nadia’s Initiative 2018: 15). Secondo il Danish Immigration Service (2018), la maggioranza degli Yazidi non vi è ancora rientrata, a causa della mancanza di adeguate condizioni di sicurezza.